Hey Eugene! Do you remember me?
I'm that chick you danced with two times
Through the Rufus album, Friday night, at that party
On Avenue A
Where your skinhead friend passed out
For several hours on the bathroom floor
And you told me, you weren't that drunk
And that I was your favorite Salsa dancer
You had ever come across in New York City
Eugene, Eugene, Eugene
I said, "Hello Eugene, are you there, Eugene?"
Hey Eugene, then we kissed
Once we lugged your friend into the elevator
And went to write my number on a soggy paper towel
And the car went down
And when we were finished making out
We noticed that your skinhead friend was gone, long gone
And you looked into my bloodshot eyes
And said, "Is it too soon if I call you Sunday?"
Eugene, Eugene, Eugene
I said, "Hello Eugene, are you there, Eugene?"
I said, "Hello Eugene, Eugene, Eugene"
I said, "Hello Eugene, are you there, Eugene?"
I said, "Hello Eugene, Eugene, Eugene
I said, "Hello Eugene, does any of this ring a bell, Eugene?"
I'm that chick you danced with two times
Through the Rufus album, Friday night, at that party
On Avenue A
Where your skinhead friend passed out
For several hours on the bathroom floor
And you told me, you weren't that drunk
And that I was your favorite Salsa dancer
You had ever come across in New York City
Eugene, Eugene, Eugene
I said, "Hello Eugene, are you there, Eugene?"
Hey Eugene, then we kissed
Once we lugged your friend into the elevator
And went to write my number on a soggy paper towel
And the car went down
And when we were finished making out
We noticed that your skinhead friend was gone, long gone
And you looked into my bloodshot eyes
And said, "Is it too soon if I call you Sunday?"
Eugene, Eugene, Eugene
I said, "Hello Eugene, are you there, Eugene?"
I said, "Hello Eugene, Eugene, Eugene"
I said, "Hello Eugene, are you there, Eugene?"
I said, "Hello Eugene, Eugene, Eugene
I said, "Hello Eugene, does any of this ring a bell, Eugene?"
in questi giorni avevo scambiato tiziano sclavi per tiziano scarpa. il mio solito problema con i nomi.
per quanto, io un premietto strega a sclavi glielo darei.
per concludere:
dell'iran non ne parla più nessuno
per quanto, io un premietto strega a sclavi glielo darei.
per concludere:
dell'iran non ne parla più nessuno
passerò il sabato e la domenica a fare questo:

infilare le perline nel filo di nylon.
dopo di ciò, sarò pronta per lavorare con loro:


(seeee magari)
infilare le perline nel filo di nylon.
dopo di ciò, sarò pronta per lavorare con loro:
(seeee magari)

Nell'anno drammatico della rivoluzione, Kapuscinski è in Iran per uno dei suoi più brillanti e memorabili reportage, in cerca di risposte. E riesce a temperare, con impeccabile stile, la complessa ricostruzione storico-giornalistica con un'appassionante capacità narrativa. Non fa lezione, non sale in cattedra. Al lavoro nella sua stanza d'albergo, ingombra di giornali, di ritagli, di foto, filmati e nastri registrati, ricostruisce il quadro degli eventi, delle premesse che li hanno provocati e delle situazioni che si preparano. Ricostruisce il lento ma inesorabile procedere degli avvenimenti che hanno portato alla rivoluzione khomeinista: l'incerta ascesa al potere dello scià, la sua euforica prepotenza in seguito alle scoperte petrolifere, il clima di terrore e repressione instaurato dalle brutali forze di polizia della Savak e il progressivo rifugiarsi del popolo nelle moschee, tra le braccia dei mullah e dell'islam, unica istituzione ritenuta in grado di proteggere dalla violenza cieca del potere centrale di Teheran. Il suo puzzle rigoroso è sempre filtrato dalla sensibilità e da un'umanità profonda.
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.
(il video non lo metto. se volete lo trovate in giro per la rete. anche sul sito dell'unità)
così si muore in iran
così si muore in iran
a me questo articolo dà da pensare:
cioè, io non vorrei che adesso il problema non fosse più la camorra, ma i napoletani, i turisti, che scappano dopo gli spari.
che fosse una persona innocente non ce l'aveva scritto certo in faccia. è ovvio che pensi subito ad un regolamento tra camorristi.
e uno che dovrebbe fare? dovrebbe andare dall'ipotetico camorrista ferito e chiedere: "ehi, tutto bene??"
comunque, la stazione di montesanto è meravigliosa, modernissima. peccato che lo sappiano in pochi.
cioè, io non vorrei che adesso il problema non fosse più la camorra, ma i napoletani, i turisti, che scappano dopo gli spari.
che fosse una persona innocente non ce l'aveva scritto certo in faccia. è ovvio che pensi subito ad un regolamento tra camorristi.
e uno che dovrebbe fare? dovrebbe andare dall'ipotetico camorrista ferito e chiedere: "ehi, tutto bene??"
comunque, la stazione di montesanto è meravigliosa, modernissima. peccato che lo sappiano in pochi.
Cos'è LA SINDROME FACEBOOK?
"Da quando gli avevano disattivato il profilo senza avvertirlo, non era più lo stesso. Lamentava insonnia e depressione. I suoi problemi sparivano solo quando dormiva. Perché allora riusciva a connettersi, ma solo nei sogni.
Poi un giorno la fidanzata ci ha chiamato alle tre e cinquanta del mattino. Si è svegliata e lui non c'era, sul cuscino un biglietto: Mario Brambilla è andato a comprare le sigarette. Sotto, in blu, aveva aggiunto: commenta - mi piace. Gli era tornata la febbre da facebook.
Lo abbiamo trovato dopo tre giorni in un grande magazzino di Milano Due. Era in uno stato pietoso. Canotta azzurrina ingiallita, calzini beige con ciabatta da turista teutonico in vacanza a Bellaria e boxer extralarge macchiati di salsa cocktail e Dixie al formaggio. Aveva riaperto clandestinamente il suo profilo. Cambiava status ogni cinquanta secondi esatti, pause fisiologiche comprese. L'ultimo diceva: Mario Brambilla viene arrestato da un amico. Credeva che fossi uno dei suoi contatti. Gli ho detto che non ero su facebook. "Non dire cavolate. Se non ci sei allora non esisti", ha risposto. "Qui ci sono tutti, anche la mia ex delle elementari, anzi ora le mando un pesciolino canterino e ti consiglio l'amicizia!". Sulla sua bacheca sessanta album di foto a Cefalù, Londra, Egitto e Maldive. Filmati scaricati da YouTube. E centinaia di autoscatti. Mai visto tante pose in mutande da quando rubavo il catalogo Postalmarket a mia nonna. Abbiamo cercato di prenderlo con le buone. Urlava che doveva comprare il nuovo item limitato su Pet Society, il gioco più gettonato, altrimenti la gnocca del marketing, quarta abbondante bionda con meches rosa, a cui chiedeva l'amicizia, non gliel'avrebbe mai data. Poi ha avuto una crisi d'identità perché nessuno commentava, nessuno lo taggava né pokava. Lo ignoravano tutti, anche gli ex compagni d'asilo. Ho provato a spiegargli che facebook ha distrutto la vita di un sacco di gente che come lui ha perso il lavoro, la fidanzata e ogni briciolo di dignità. Gli ho raccontato che un gruppo di resistenza armata per la salvaguardia dei rapporti umani chiamato psychobook ha iniziato una sanguinosa guerra contro tutti i social network al grido di "Evviva il realismo! Morte a facebook!". È stato inutile: mi ha chiesto se poteva diventare fan del gruppo. Mentre lo trascinavamo via si è aggrappato alla sedia. Ci ha supplicato se poteva creare un evento sul suo arresto. E magari se potevamo confermare la nostra presenza. È stato allora che abbiamo preso a manganellate il computer".
http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/0 5/30/idee/idee/019ind64819.html
alessandro ferrari
"Da quando gli avevano disattivato il profilo senza avvertirlo, non era più lo stesso. Lamentava insonnia e depressione. I suoi problemi sparivano solo quando dormiva. Perché allora riusciva a connettersi, ma solo nei sogni.
Poi un giorno la fidanzata ci ha chiamato alle tre e cinquanta del mattino. Si è svegliata e lui non c'era, sul cuscino un biglietto: Mario Brambilla è andato a comprare le sigarette. Sotto, in blu, aveva aggiunto: commenta - mi piace. Gli era tornata la febbre da facebook.
Lo abbiamo trovato dopo tre giorni in un grande magazzino di Milano Due. Era in uno stato pietoso. Canotta azzurrina ingiallita, calzini beige con ciabatta da turista teutonico in vacanza a Bellaria e boxer extralarge macchiati di salsa cocktail e Dixie al formaggio. Aveva riaperto clandestinamente il suo profilo. Cambiava status ogni cinquanta secondi esatti, pause fisiologiche comprese. L'ultimo diceva: Mario Brambilla viene arrestato da un amico. Credeva che fossi uno dei suoi contatti. Gli ho detto che non ero su facebook. "Non dire cavolate. Se non ci sei allora non esisti", ha risposto. "Qui ci sono tutti, anche la mia ex delle elementari, anzi ora le mando un pesciolino canterino e ti consiglio l'amicizia!". Sulla sua bacheca sessanta album di foto a Cefalù, Londra, Egitto e Maldive. Filmati scaricati da YouTube. E centinaia di autoscatti. Mai visto tante pose in mutande da quando rubavo il catalogo Postalmarket a mia nonna. Abbiamo cercato di prenderlo con le buone. Urlava che doveva comprare il nuovo item limitato su Pet Society, il gioco più gettonato, altrimenti la gnocca del marketing, quarta abbondante bionda con meches rosa, a cui chiedeva l'amicizia, non gliel'avrebbe mai data. Poi ha avuto una crisi d'identità perché nessuno commentava, nessuno lo taggava né pokava. Lo ignoravano tutti, anche gli ex compagni d'asilo. Ho provato a spiegargli che facebook ha distrutto la vita di un sacco di gente che come lui ha perso il lavoro, la fidanzata e ogni briciolo di dignità. Gli ho raccontato che un gruppo di resistenza armata per la salvaguardia dei rapporti umani chiamato psychobook ha iniziato una sanguinosa guerra contro tutti i social network al grido di "Evviva il realismo! Morte a facebook!". È stato inutile: mi ha chiesto se poteva diventare fan del gruppo. Mentre lo trascinavamo via si è aggrappato alla sedia. Ci ha supplicato se poteva creare un evento sul suo arresto. E magari se potevamo confermare la nostra presenza. È stato allora che abbiamo preso a manganellate il computer".
http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/0
alessandro ferrari
- Location:santo iona
a roma in poche ore:
-manifestazione alla sapienza, con chiusura dell'acqua per evitare i gavettoni
-incidente mortale in via cavour
-traffico bloccato al muro torto
-manifestazione autorizzata Organizzazione Sindacale nazionale dei Pensionati a Piazza del Popolo
-manifestazione di protesta a Villa Pamphili
-dalle ore 10:00 alle 20:00 manifestazione ''Itali-Africa 2009'' a Piazza Farnese. Sono previste chiusure al traffico veicolare e deviazioni al servizio di trasporto pubblico per le linee che transitano in zona.
-dalle 18:30 alle 22:30 Processione del Corpus domini da P.za San Giovanni a Santa Maria Maggiore
e voi, avete già un decoder?
-manifestazione alla sapienza, con chiusura dell'acqua per evitare i gavettoni
-incidente mortale in via cavour
-traffico bloccato al muro torto
-manifestazione autorizzata Organizzazione Sindacale nazionale dei Pensionati a Piazza del Popolo
-manifestazione di protesta a Villa Pamphili
-dalle ore 10:00 alle 20:00 manifestazione ''Itali-Africa 2009'' a Piazza Farnese. Sono previste chiusure al traffico veicolare e deviazioni al servizio di trasporto pubblico per le linee che transitano in zona.
-dalle 18:30 alle 22:30 Processione del Corpus domini da P.za San Giovanni a Santa Maria Maggiore
e voi, avete già un decoder?
una bellissima giornata di festa oggi alla moschea. e tanta roba buona da mangiare

questa mi fa troppo ridere, duemila semafori

questa mi fa troppo ridere, duemila semafori

